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Storia del diamante

Il nome

Dal greco “damas”, cioè indomabile , il diamante è il minerale di origine naturale più duro che si conosca ( grado di durezza pari a 10 – il massimo – della scala di Mohs, ideata dal mineralogista tedesco Friedrich Mohs, da cui prende il nome). Conosciuto già 6.000 anni fa, grazie alla sua durezza massima, in grado di scalfire qualsiasi altro materiale e scalfibile solo da un altro diamante, nel corso della storia è sempre stata considerata la pietra preziosa per eccellenza, spesso rivestita di significati simbolici legati proprio alla sua indomabilità, inattaccabilità meccanica.

Il diamante è una delle diverse forme in cui si presenta il carbonio, la cui composizione atomica è disposta secondo la forma geometrica dell’ottaedro.

Il termine “diamante” indica solamente quello di origine naturale ( dalla norma UNI 9758 ), e non necessita dunque della specifica “naturale”.

La storia

Del diamante si trova menzione nelle scritture in Sanscrito: usato nella simbologia religiosa, la sua storia pare iniziare in India millenni orsono nei depositi alluvionali lungo il corso dei fiumi.

Al diamante era  attribuito il potere di allontanare i mali e dunque veniva considerato un potente talismano.

Venivano invece utilizzati dai Romani come strumenti d’incisione per la loro particolare durezza.

I  diamanti sino al 1700 provenivano esclusivamente da depositi alluvionali, soprattutto indiani; successivamente furono trovati i primi diamanti in Brasile, poi in Sudamerica. Dopo, nel 1867 furono scoperti i primi diamanti anche in Sudafrica, a Kimberly, città da cui prende il nome la roccia dalla quale viene estratto il diamante ( kimberlite).

L’origine

I diamanti si sono formati circa 1/ 1,6 miliardi di anni fa nel mantello della Terra (tra i 150 e i 225 km di profondità) in condizioni di altissima pressione dalla modificazione cristallizzata del carbonio puro e come per il petrolio anche la loro disponibilità è soggetta ad esaurimento.

La kimberlite, trascinata in superficie dalle eruzioni vulcaniche avvenute milioni di anni fa , ha trasportato i diamanti dalle profondità della Terra fino in superficie, attraverso i camini dei vulcani, e si è depositata nei pressi dei vulcani stessi ( giacimenti primari – per esempio Kimberly e Premier Mine in Sud Africa); per effetto delle erosioni delle rocce causate dagli agenti atmosferici, i diamanti sono poi stati trasportati nei terreni alluvionali, nella sabbia, nella ghiaia, nei fiumi e infine negli abissi dei mari ( giacimenti secondari – ad esempio Golconda in India).

I diamanti provenienti da giacimenti primari sono stati liberati meccanicamente dalla roccia Kimberlite; invece i diamanti provenienti da depositi alluvionali essendo già liberi dalla Kimberlite, devono solo essere separati da ghiaia e sabbia e questo avviene attraverso lavaggi ripetuti e infine scorrimento in rulli impregnati di grasso a cui il diamante per sua natura, aderisce. Infine questo impasto di diamanti e grasso viene fatto sciogliere per liberare i diamanti stessi.

I diamanti così liberati si presentano di varie dimensioni, colori e purezze diverse, e saranno successivamente selezionati e tagliati.

Per ottenere circa 1 carato ( pari a grammi 0,2 ) di diamanti è necessario lavorare circa 4/5 tonnellate di kimberlite, mentre è necessario lavorare circa 15/20 tonnellate di  materiale proveniente dai depositi alluvionali per ottenere lo stesso quantitativo di pietra preziosa.  

La composizione chimica del diamante

La struttura di un diamante è composta da cristalli che formano più comunemente un ottaedro. In base alla gemmazione dei cristalli di carbonio si possono anche verificare composizioni diverse: dodecaedri e più raramente forme cubiche. La maggior parte delle volte si possono evincere in queste forme, altre forme, ad esempio delle incisioni triangolari ( trigoni).

In particolari condizioni di temperatura ( tra i 1050° C e i 1600° C ) e pressione ( tra i 60Kbar e i 45 Kbar ) il Carbonio cristallizza in forma tetraedrica generando il diamante; in condizioni di temperatura e pressione inferiori il Carbonio cristallizza invece in altra forma e genera la grafite.

La particolare disposizione degli atomi nella cristallizzazione in sistema cubico, conferisce al diamante la caratteristica durezza, intesa come resistenza all’abrasione, e da non confondere con resistenza agli urti. Infatti il diamante tende a sfaldarsi facilmente lungo i suoi piani a direzione ottaedrica, particolare che ben conoscono i tagliatori di diamanti

I diamanti più duri, provenienti dall’Australia, in genere piccoli, di forma ottaedrica, sono utilizzati per lucidare altri diamanti e anche altre superfici. La loro durezza è dovuta all’accrescimento del cristallo che è avvenuto in un'unica fase. La maggior parte degli altri diamanti invece ha avuto un accrescimento in fasi successive, che ha reso possibile così l’ inclusione di impurità e anomalie nel reticolo cristallino e dunque la diminuzione delle caratteristiche di durezza.

Il diamante è un ottimo conduttore termico ma ad alta temperatura tende a decomporsi in semplice carbonio.

Gioielleria

Il diamante con la sua capacità di conservare la propria lucidatura per lunghi periodi (solo un diamante è in grado di graffiare un altro diamante) è diventato particolarmente apprezzato in gioielleria, soprattutto da quando è stato introdotto un particolare tipo di sfaccettatura ( taglio brillante ) che aumenta la dispersione ottica della luce bianca, scindendo il raggio luminoso che attraversa il diamante nei colori dell’iride, procurando dunque l’affascinante sfavillio colorato tipico di questa meravigliosa pietra preziosa.

Il taglio rotondo del diamante è la forma più nota e usata nel mondo della gioielleria. Il taglio brillante indica un diamante con 57 faccette più una nella tavola inferiore che non sempre esiste. La grande diffusione di questo taglio ha portato ad un equivoco: il pubblico tende ad identificare i termini brillante e diamante come fossero la stessa cosa. In pratica, il termine brillante, se usato da solo, identifica unicamente il  diamante a taglio   rotondo ”brillante”. Esistono comunque moltissime altre pietre preziose che possono essere tagliate a brillante quali, ad esempio, topazi, rubini, zaffiri.

Imitazioni

Il diamante è spesso oggetto di imitazioni. Tra i materiali gemmologici più usati come imitazione vi sono la Zirconia Cubica (prodotto sintetico), la Moissanite Sintetica ( minerale sintetico), la Fabulite (prodotto sintetico), il Corindone (sia di origine naturale che sintetica) il vetro ( prodotto artificiale).

LE QUATTRO C

 Carat  (peso)

Il peso delle pietre preziose e dunque anche dei diamanti, viene espresso in carati(ct).

1 carato = 0,2 grammi                       e dunque                      1 grammo  =  5 ct

1 punto = 0,01 ct                             e dunque                      100 punti = 1 ct

Cut (taglio)

Con il termine “taglio” ci si riferisce all’insieme delle faccette ricavate sulla superficie del diamante grezzo allo scopo di migliorarne l’aspetto ed esaltare le proprietà ottiche.

Il “tipo“ di taglio identifica lo stile di sfaccettatura applicato (a faccette, a gradini, misto tra i due).

Con “forma” ci si riferisce all’aspetto generale o al perimetro della pietra sfaccettata.(rotonda, ovale, marquise o navette, cuore, rettangolare ( ex smeraldo,)  quadrata, triangolare.

Quando si taglia un diamante, si cerca di ottenere che la maggiore quantità possibile di luce che attraversa il diamante venga rimandata verso chi osserva la pietra, esaltando così la brillantezza della pietra: ad esempio il taglio rotondo a brillante per massimizzare la dispersione deve rispettare determinate proporzioni. Ciò non sempre avviene, in quanto il tagliatore di diamanti deve considerare anche altri fattori durante lo studio del taglio adatto alla pietra: ad esempio perdere meno caratura (peso) possibile, cercare di evitare il più possibile che inclusioni ( impurità ) all’interno della pietra grezza siano ricomprese all’interno della pietra tagliata….

Colour (colore)

Il colore dei diamanti viene determinato in base ad una scala di colore che comprende dall’incolore al giallo/marrone molto lieve. All’interno di questa scala vi è una divisione di colore in gradini nominati convenzionalmente con lettere dell’alfabeto che partono dalla D , che corrisponde alla pietra incolore più bella, per arrivare alla lettera Z (diamanti giallo-marroni), cioè a diamanti che perdono di valore con l’aumentare della componente giallo bruna.

Il discorso del valore invece si inverte nel caso di diamanti con colorazione diversa dal giallo bruno, dove maggiore è la colorazione naturale del diamante, maggiore è il loro valore, in quanto più rari in natura. Questi diamanti sono chiamati “Diamanti Fantasia” ( Fancy Diamonds) e possono esibire colori che vanno dall’arancio al rosa, al verde , al blu…

Particolare attenzione bisogna avere nel riconoscere i trattamenti al colore di un diamante, al fine di aumentare in modo fraudolento il valore della pietra. Infatti il colore può essere modificato togliendo la componente giallo/bruna tramite trattamenti particolari, per renderlo incolore ed aumentarne il valore; oppure può essere colorato o rafforzato nel colore per ottenere una gradazione Fancy che falsa il giudizio sulla pietra.

Clarity ( limpidezza-purezza)

La presenza all’interno del diamante tagliato di inclusioni, quali cristalli, fratture, incide sul giudizio che si esprima sul diamante: vengono valutati la dimensione delle inclusioni, il loro numero, il loro colore e la loro posizione per esprimere poi un giudizio che viene dettagliato con la sigla appropriata: ad esempio FL ( rarissima) sta per Flawless, cioè Senza Difetti; IF (rara) sta per Internally Flawless, cioè senza difetti interni; VVS1 sta per Very Very Small Inclusion 1, con caratteristiche interne molto molto piccole; VS1 sta per Very small 1 con caratteristiche interne molto piccole, ecce cc.

Esistono trattamenti che cercano di intervenire sulla purezza di un diamante, migliorandone l’aspetto, anche in questo caso in modo fraudolento

I DIAMANTI PIU’ FAMOSI

Tra i diamanti più famosi vi sono: il diamante azzurro Hope del peso di 45 carati il quale è conservato presso lo Smithsonian Institution di Washington, quello verde di Dresda del peso di 41 carati e conservato nel Grünes Gewölbe della stessa città, il Régent del peso di 135 carati, il Sancy del peso di 55 carati già appartenuti al re Luigi XVI di Francia ed ora al Louvre, il Koh-i-Noor del peso di 108 carati posto ora nella Torre di Londra ed infine il Cullinan del peso di 621 grammi proveniente dalle miniere del Sudafrica, da esso è stato ricavato la Stella d'Africa del peso di 530 carati.

I più conosciuti diamanti naturali esistenti, sono celebri agli specialisti ed al pubblico più vasto a causa della loro notevole grandezza, per i loro colori particolari e per la loro storia, spesso leggendaria, legata ai personaggi che li hanno posseduti ed indossati nel corso dei tempi. La tabella seguente riporta alcuni tra i diamanti più famosi e le loro caratteristiche più rilevanti

 

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