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Storia dell’oro

Il nome

Dal latino “Aurum”, l’oro è un metallo prezioso di colore giallo, presente in natura ed utilizzato dall’uomo fin dalla preistoria per la manifattura di ornamenti e gioielli.

Nella religione cristiana, l’oro fu uno dei doni offerti dai Re Magi al Bambino Gesù, quale simbolo della regalità di Gesù; nel Buddhismo l’oro è uno dei sette tesori ed è simbolo di fede.

La storia

Dove e quando iniziò la lavorazione dell’oro ancora non si sa con certezza ma il suo nome compare su testi egizi fin dal 3000 a.C.. La regione compresa tra Egitto e Sudan è la Nubia e deve il suo nome proprio alla massiccia presenza di questo metallo prezioso: il termine “Nubia” infatti deriva dall’antico egizio “NWB”, che significava appunto “oro”.

L’origine

La maggior parte dell’oro viene estratto con laboriosi procedimenti, spesso di importante impatto ambientale, da giacimenti di minerali di quarzo oppure raccolto nel letto di fiumi sotto forma di oro alluvionale. In quest’ultimo caso l’estrazione può essere effettuata senza l’utilizzo di agenti chimici come il cianuro o il mercurio, e per questo motivo viene anche definito “oro etico”. Si presenta in granelli, pepite e pagliuzze.

L’oro è diffuso sulla crosta terrestre in modo abbastanza ampio.

I giacimenti primari sono chiamati “filoni” o “vene” e quando vengono erosi e dilavati dagli agenti atmosferici, l’oro viene trascinato verso valle originando i depositi alluvionali; l’oro è presente anche nell’acqua marina, ma in concentrazione talmente bassa, da non renderne per il momentoeconomicamente conveniente l’estrazione.

Estrarre l’oro dai suoi minerali diventa economicamente conveniente quando la concentrazione del metallo è superiore a 0,5 grammi per tonnellata di materiale minerario; nelle grandi miniere a cielo aperto la concentrazione tipica è compresa tra 1 gr. 5 gr. per tonnellata; nelle miniere sotterranee, la concentrazione media è circa 3gr. per tonnellata. Per poter vedere l’oro a occhio nudo, è necessaria una concentrazione di minimo 30 gr: ecco perché perfino nelle miniere d'oro è non è così facile vederlo.

L'oro è estratto dai depositi alluvionali per dilavamento, e dal materiale roccioso attraverso metallurgia estrattiva. Per raffinare il metallo si ricorre  alla clorurazione o all'elettrolisi.

Dal Sudafrica provengono, fin dal 1880, circa due terzi dell'oro estratto nel mondo. Dal 2007 la produzione di oro da parte della Cina è notevolmente aumentata, tanto da superare quella del Sudafrica; altri produttori di oro nel mondo sono gli Stati Uniti, l’Australia, il Perù e la Russia.

Anche in Italia troviamo l’oro, in piccole quantità nei depositi alluvionali di fiumi come il Po e il Ticino; nelle rocce del Monte Rosa si trova un giacimento di portata superiore a quelli attualmente più produttivi sudafricani, ma a causa di problematiche  di tipo ambientale, di sicurezza e di costi, tali risorse non viene oggi sfruttato, ma in passato, fino al 1961, furono scavate oltre 60 km di miniere in gallerie in Piemonte a Macugnaga, in Valle Anzasca ( laminiera d'oro della Guia nella frazione Borca). Anche in Valsesia si estraeva oro dal Monte Rosa. Altri piccoli giacimenti sono stati quelli di Challand-Saint-Anselme, Arbaz, in Val d'Aosta e quello di Furtei in Sardegna.

L’Italia è oggi il maggiore trasformatore di oro al mondo.

La caratteristiche chimico-fisiche dell’oro

Il suo simbolo chimico è Au.

L’oro è :

  • malleabile: da 1 oncia ( circa 31,1035 grammi ) si può ottenere un foglio di circa 10 mq di superficie.
  • duttile:  da 1 oncia di metallo si possono ottenere 80 km di filo.
  • non si ossida, né si corrode con gli acidi più comuni: l’oro reagisce all’ acqua regia, che è una miscela di acido cloridrico e acido nitrico, e diventa solubile a contatto con cianuro di sodio e di potassio , non annerisce e non arrugginisce. Allo stato puro non è molto più duro del piombo e può essere battuto a freddo senza che si frantumi.
  • non si arrugginisce.
  • conducbiltà termica: ottima

Applicazioni dell’oro

Ai sensi dell’art. 2.1 del D.Lgs. 251/99 come per tutti i metalli preziosi, anche l’oro, dopo la lavorazione in qualsivoglia manufatto, deve riportare impresso il titolo, cioè il rapporto tra la quantità di  metallo nobile principale e la quantità di metallo nobile e non,  utilizzato per legarlo, cioè per rendere il metallo resistente a forze meccaniche e variarne la colorazione.

Il titolo può essere espresso in millesimi o in carati.

Il carato è misura a purezza dell’oro sulla base di una scala suddivisa in 24.

 L’oro fino, cioè allo stato puro, ha il titolo di 999,9 millesimi ( ad esempio i lingotti certificati ), il cosiddetto oro 24 kt (carati) : su 1000 gr di prodotto lavorato sono presenti 999,9 gr di oro fino, dunque nella scala dei carati 24 parti su 24 sono di oro puro.

La gioielleria e l’oreficeria italiana hanno titolo pari a 750/1000, cioè 18 kt., mentre ad esempio nei Paesi arabi l’oreficeria prodotta ha titolo 916/1000, cioè 22 kt; tipico trovare monili inglesi con titolo 583/1000 (14 kt ) e 375/1000 ( 9 kt ).

I calcoli per determinare titolo e rapporto con caratura sono dunque ad esempio i seguenti:

oreficeria italiana: 18 kt – ovvero 18/24 (18:24 =0,750) quindi espresso in millesimi è pari al titolo 750/1000.

lingotti oro fino certificato: 24 kt – ovvero 24/24 (24:24=1) quindi espresso in millesimi è pari al titolo 1000/1000 che però per convenzione nella certificazione dei lingotti puri ha una tolleranza di scarto dello 0,1, da ciò tali lingotti vengono indicati con titolo 999,9 ( i cosiddetti “quattro 9” ).

Oreficeria inglese: 14 kt – ovvero 14/24 (14:24=0,58333) quindi espresso in millesimi è pari al titolo 583/1000.

Marchio di identificazione

La marchiatura deve essere effettuata per legge prima della messa in commercio degli oggetti, ed è composta da:

  • “punzone”, ovvero il marchio di identificazione del metallo che indica il titolo della lega ( ad esempio: 750 che è quello più comune in Italia) ed è rappresentato solitamente all’interno di un esagono o comunque di una forma geometrica che deve essere a norma di legge (art. 16.1 DPR 150/02). Le cifre che indicano il titolo devono risultare incise sull’oggetto e non impresse a rilievo.
  • “targa”, cioè una serie di numeri e lettere che identifica il fabbricante del gioiello

Tra gli oggetti esonerati dall’obbligo di marchiatura, ai sensi dell’art.12 D.Lgs. 251/99 ricordiamo:

  • gli oggetti di peso inferiore ad un grammo;
  • gli oggetti di antiquariato, la cui autenticità deve essere riconosciuta da esperti, iscritti nei ruoli dei periti e degli esperti, presso la camera di commercio;
  • le monete;
  • le medaglie e gli altri oggetti preziosi fabbricati dalla Zecca, che saranno invece contrassegnati dal marchio speciale della Zecca medesima.

La Lavorazione

Le tecniche di base per lavorazione dell’oro, hanno subito un’innovazione per quanto inerente agli utensili evoluti tecnologicamente, ma sono rimaste pressoché tali per più di 5000 anni.

Il metallo per essere trasformato in una massa idonea alla lavorazione doveva essere fuso ad una temperatura di almeno 1064,18° C e per far ciò, inizialmente si soffiava tramite dei cannelli sul fuoco di carbonella sul quale erano state messe le scaglie d’oro, in seguito vennero costruiti dei forni a mantice. Il blocco unico una volta martellato, veniva trasformato in fogli, duri e fragili che potevano essere riportati tramite la ricottura, ossia il riscaldamento, allo stato iniziale e quindi lavorato nuovamente.

I pezzi d’oro ottenuti potevano poi essere anche uniti con tecniche che passarono dai poco estetici rivetti, spinotti e fili d’oro alle vere e proprie saldature che sfruttavano la caratteristica di metalli , quali l’argento e il rame, presenti nella lega, che hanno un punto di fusione più basso dell’oro e che permisero di ottenere delle leghe saldanti.

Anche le tecniche di lavorazione attualmente utilizzate derivano da quelle messe in pratica nel passato. La più antica era quella a sbalzo che permetteva di ottenere il decoro a rilievo poi rifinito nella faccia anteriore tramite la cesellatura effettuata per mezzo di ceselli.

Con l’incisione invece, da non confondersi con le precedenti tecniche, si utilizzavano utensili molto resistenti atti ad asportare parte del metallo. Venne pratica già dagli Egizi tramite punte o schegge di pietre dure ma il maggior impiego si ebbe con l’avvento di attrezzi in acciaio.

Con il metodo della fusione, un modello eseguito in cera veniva ricoperto con il gesso, avendo cura di lasciare un piccolo foro attraverso il quale colava la cera. Dal piccolo foro poi si introduceva il metallo fuso e una volta raffreddato veniva liberato dalla forma in gesso. Questo permetteva di ottenere oggetti privi delle sbavature di fusione.

Per le decorazioni degli oggetti si utilizzavano fili d’oro, ottenuti tagliando piccole strisce dai fogli di metallo poi trasformate in fili tramite la martellatura o tramite filiere che permettevano di avere fili molto più sottili e quindi più idonei per le decorazioni. Questa tecnica, definita filigrana, si distingueva dalla granulazione, che per il decoro utilizzava piccole palline di metallo saldate sulla superficie per comporre figure di delicata bellezza ( straordinari sono i manufatti prodotti dagli Etruschi ).

L’utilizzo di pietre colorate, che prima dell’avvento dell’oro venivano utilizzate infilate in fili e cordini, subì una notevole evoluzione che permise di incorporare le pietre dure nei manufatti in oro. Con la tecnica detta cloisonné, tuttora utilizzata, le pietre appositamente tagliate venivano incastonate all’interno di piccole strisce d’oro, arrotolate a forma di cerchio e saldate sulla superficie dell’oggetto. Le pietre venivano incollate nei cloison e questi ribattuti per conformarsi meglio e rendere più sicuro il fissaggio delle pietre.

                                                         CURIOSITA’

ELDORADO

L’ Eldorado e la “febbre dell’oro” spesso sono associati all’immagine dell’oro.

La leggenda del paese dell’Eldorado, alimentata dal bottino di guerra ( circa 10 tonnellate d’oro e 70 di argento, risultato della fusione di tutti i gioielli e oggetti appartenuti al tesoro reale degli Incas ) che nel 1534 Francisco Pizarro saccheggiò alla popolazione del Perù, come riscatto per il rilascio del loro sovrano, narrava di una regione dove l’oro abbondava. E forse un fondo di verità esisteva, visto che antichi cronisti avevano riportato il racconto di alcuni indigeni su un rito cerimoniale in uso presso una popolazione della Colombia durante il quale il sovrano si faceva cospargere di una polvere d’oro, diventando così un uomo tutto d’oro, appunto El Dorado, per poi recarsi in un vicino lago su una zattera colma di tesori d’oro offerti agli dei. Nonostante le ricerche che per secoli tanti esploratori effettuarono nelle foreste del Rio delle Amazzoni, il leggendario paese dell’Eldorado non venne trovato ma sempre ricchi furono i bottini trafugati, sculture e gioielli che vennero sempre fusi fino alla fine del 1800 quando, finalmente compresa l’importanza storica e artistica dell’oreficeria precolombiana, vennero esposti i tesori risparmiati alla vergognosa pratica della fusione.

Nel 1800 in America scoppiò la Febbre dell’ Oro che coinvolse migliaia di uomini, accomunati dal sogno di una ricchezza facile da raggiungere, che però si rivelò per molti di loro che avevano lasciato città, lavoro e famiglia, una tragica avventura.

PICCOLO BATTERIO FAMELICO CHE PRODUCE ORO - Ottobre 2012

Potremmo ribattezzarlo “Mida” questi piccolo batterio della famiglia Cupriavidus metallidurans , che i ricercatori della Michigan State University hanno scoperto essere in grado di “ masticare i metalli”, sopravvivendo in ambienti con concentrazioni elevatissime di cloruro aurico, un liquido estremamente tossico, noto come “oro liquido”.

Il risultato delle sue scorpacciate sono delle schegge piccolissime d’oro purissimo, visibili a occhio nudo.

Questo metodo non potrà però essere utilizzato per produrre oro su scala industriale. Essendo il cloruro aurico molto raro e il suo processo di industrializzazione anche molto costoso. Almeno per ora.

LA CORSA ALL’ORO CONTINUA - Gennaio 2013 Australia

Un appassionato australiano di minerali ha scoperto nei pressi di Ballarat, nella stato di Victoria, una pepita di 5,5 kg. Il valore di mercato si aggira intorno ai 240 mila euro ma per la sua rarità potrebbe essere valutata molto di più.

INDIA E LE DOTI IN ORO - Novembre 2013

La tradizione indiana di sposarsi portando in dote l’oro sta creando difficoltà al governo di Singh, alle prese con un deficit di valuta straniera e una svalutazione del 15% della rupia.

Tutto l’oro viene praticamente importato. Ogni sposa porta in dote una media di circa 200 grammi d’oro e ogni anno ci sono circa cinque milioni di matrimoni. Il ministro delle Finanze indiano ha aumentato nel corso dell’anno per ben tre volte le tasse sulle importazioni d’oro, nella speranza di contenere il fenomeno. Ma le previsioni indicano che la richiesta indiana di oro salirà notevolmente. I movimenti restrittivi attuati, alimentando i timori delle famiglie che i prezzi salgano ulteriormente, e i buoni raccolti agricoli dell’anno, in forza dei quali i contadini investono in oro invece che depositare il denaro in banca, non fanno altro che incrementare la domanda.

 

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